In foto: Pietro Opiglia il Cimitero elvetico (F1105)

Anche i cimiteri, di cui è ricca la città, testimoniano l’identità internazionale de La grande Trieste. Il colle di Montuzza era occupato anticamente da antichi camposanti, tutti dismessi nel 1843; in via del Monte si trovava quello israelitico, con accanto quello elvetico (calvinista), metodista, greco, cristiano-orientale, serbo-ortodosso e dove termina l’attuale scala dei Giganti, quello militare.

Per quanto riguarda il cimitero ebraico, dal 1908 Salvatore Sabbadini, professore di lingue classiche presso il Ginnasio comunale poi Liceo-ginnasio Dante Alighieri, collega di Piero Sticotti, conservatore presso il Civico museo, copia le lapidi destinate alla distruzione, lavoro che lo impegnerà sino al 1912, così da conservare i nomi delle antiche famiglie della comunità israelitica (l’archivio a schede con i nomi delle famiglie creato per l’occasione è conservato nell’archivio di Salvatore Sabbadini presso i Civici Musei).

I fotografi con i loro servizi testimoniano questi luoghi, non privi di un certo fascino: fra questi, i positivi di Pietro Opiglia su il Cimitero elvetico, il servizio di Francesco Benque su il Cimitero israelitico del giugno 1908, i positivi di Giuseppe Wulz, Veduta di Trieste con i vecchi cimiteri sul colle di Montuzza [ante 1910], il servizio di Nicolò Vidacovich, Veduta particolare del vecchio cimitero israelitico di Montuzza, 5 giugno 1908.